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venerdì 2 marzo 2018

Tare: "Per la Lazio ho anche rischiato la morte"


foto: Top-Channel.tv
Intervista alla 'Gazzetta dello Sport' di oggi. Tare si apre e discute della sua esperienza e della Lazio. Dei giocatori scoperti dal nulla. Riguardo Milinkovic: "L'avevo visto al Vojvodina e l'ho consigliato di andare al Genk". Sulla Juve: "Ho capito il loro potere quando su giovani di valore riescono a determinarne il futuro".

Le qualità di Tare oggi sono indiscusse. Ma viene da molto lontano, sono passati anche momenti difficili. E neanche lui stesso poteva immaginare ciò oggi rappresenta per la Lazio. Quando quel giorno Lotito prospettò al Tare giocatore un futuro dirigenziale. "Entrai nell’ufficio di Lotito per firmare un rinnovo “1+1” e ne uscii d.s. della Lazio - racconta -. O meglio: potevo esserlo, dipendeva da me. Aspettai 5-6 ore prima di entrare, capii subito che c’era qualcosa nell’aria: mi guardava strano. Poi mi diede un foglio, c’era disegnata la Lazio 2008-2009: “Che ne pensi?”. “Io faccio il calciatore, perché lo chiede a me?”. “Perché mi daranno del pazzo, ma ti voglio d.s.: penso a questa scommessa da due anni. Una voce dentro mi diceva già che avrei accettato: nella vita ho sempre scelto di fare la cosa più difficile”.

Tra le cose difficili c'è ovviamente la ricerca di nuovi talenti in giro per il mondo. "Metodo Tare? Non c’è, e non ci sono osservatori: non amo lavorare in tanti - dice -. Ho un collaboratore per i dati, uno che mi prepara clip dei giocatori, uno per l’analisi degli avversari. E poi i report di tanti amici in giro per il mondo. Ma la cosa che fa davvero bravo un d.s. è capire prima come può diventare un giocatore sconosciuto. E vederlo non basta: ci devi parlare“. Ma Milinkovic-Savic, dicevamo: "Era al Vojvodina - racconta Tare -, lo seguii grazie a un amico. Alto come me, e quelle doti tecniche: un crack, ma non potevo garantirgli di giocare quanto gli serviva. Lo monitorai al Genk per mesi, poi andai a prenderlo. La Fiorentina aveva contattato suo padre e fu per rispetto a lui che Sergej andò a Firenze quel giorno, poi rispettò me e il rapporto creato con i suoi agenti”.

Capitolo Juve. "Contro la Juve ho segnato e vinto una volta sola: 2-0 Brescia nel 2002, 7' di recupero, mai visto. Mazzone urlò: Che è sta roba? e il quarto uomo: Mi vergogno, ma scrivo i minuti che mi dicono. Il potere Juve lo avvertivi come oggi avverti che hanno i mezzi per controllare il mercato italiano, la loro politica aggressiva sui giovani di prospettiva". E ancora: "Il contrasto politico Lotito-Agnelli è lampante. Ma con Paratici zero problemi: neanche per Keita, Milinkovic o De Vrji, che non andrà alla Juve anche se il suo nome è passato sul loro tavolo. Inzaghi? Non mi dà fastidio sentire le voci che lo accostano alla Juve: si cresce, ma devono ancora succedere cose e passare un paio di anni".

C'è spazio anche per un aneddoto personale. Quella volta che, ricorda Tare, rischiò addirittura la morte: "Si disse che avevo avuto un malore, ma era molto di più. Finché non me l’hanno detto non ci credevo: “Per una cosa come la sua ci sono rimasti in tanti”. Si figuri che prima di entrare in sala operatoria chiesi: “Ma devo lasciare il telefono?”. Nove giorni in terapia intensiva, più di là che di qua, ma me l’ero cercata: chiari sintomi di stress a livelli di guardia e andai con la squadra a Napoli fregandomene del fatto che me l’avessero vietato. La Lazio si giocava i preliminari di Champions, io qualcosa di più: c’era poco da sentirsi eroi, il giorno dopo ero sotto i ferri”.


di Foto Sport & Notizie (fotosportnotizie@gmail.com)

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