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Sport e Società. Mostre fotografiche su sport e guerra


Oggi come durante i conflitti del “Vecchio Continente” lo sport continua a essere “lo” strumento di dialogo. Un linguaggio universale, indispensabile quando la lingua non basta.


«Fuori di qui c’è un mondo fatto di cultura, di scuola, di benessere, di opportunità, però è un mondo che ti guarda con disprezzo. E il ragazzino, cresciuto in un contesto
Pino Leto da giovane. foto: www.ilsitodipalermo.it
malavitoso, pensa: “Ma se vado in giro per Zù Tanno o Zù Toto li faccio cagare addosso”. Così crede di esistere e di avere visibilità. E’ questo che combatto, bisogna smettere di alimentare l’odio dove c’è fame» - così parla Pino Leto intervistato circa il suo lavoro a Palermo con la Noble Art - «Quei ragazzi li trovo in strada, nei vicoli della Vucciria, gli spiego la boxe e li mando in palestra. La guerra, quella interiore, si combatte tutti i giorni, non sul ring, ma nella vita[…]».
Sono tre gli eventi da non perdere assolutamente in questo periodo riguardo al tema
La location di Ypres.foto: pitzhangher.org.uk
dello sport e della guerra. A Londra: Crossing the field: WW1, Christmas Truce. Dove un folto gruppo di artisti esporrà fino al 10 gennaio opere che raccontano il tema attraverso diversi linguaggi. Partendo – in particolare - dalla “Tregua del Natale 1914” sul fronte belga. Quando i soldati dei vari schieramenti si sfidarono in un fraterno torneo di calcio.
Una mostra ci sarà anche a Ypres, la località belga teatro dell'evento storico; con il titolo: Fair Play. Le sport et la Premiere Guerre Mondiale.
Non mancheranno iniziative a Milano, in Italia, dove è previsto un “reading” nella casa-museo Boschi-Di Stefano. In cui, oltre ai proverbiali fatti del 1914, si parlerà della Tregua del Natale 1917 sul fronte italiano, raccontata da Guido Sgardoli nel suo libro "Il giorno degli eroi" edito da Rizzoli.

Il parallelo con i paesi del mediterraneo è d’obbligo. Parliamo della Tripolitania, ad esempio. Dove il campionato di calcio è attualmente fermo a causa degli interminabili
foto: lastampa.it
conflitti; tuttora irrisolti. Akram Mekali 39 anni accompagnatore dell’ Ittihad (formazione di Tripoli con cui Gheddafi ha vinto tutto prima di venire in Italia) non usa mezzi termini: «Fino a 3 anni fa, quando “era tutto normale”, giocare nella Primavera significava soltanto trovarsi all’ultimo “step” del settore giovanile di una società “Pro”. Dopo le c.d. “Primavere Arabe”, sono tutti saliti in montagna. E lo scenario è totalmente cambiato: la guerra ora non è solo una metafora sportiva, gli scontri a fuoco e i morti sono reali!».( SportWeek ).

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di Foto Sport & Notizie (indirizzo email : fotosportnotizie@gmail.com)
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